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1月30日 Il pranzo!!IL PRANZO DELLE ATLETE
La nostra dolcissima insegnante di ginnastica (medica…..) si è sposata l’estate scorsa. Quest’anno, durante le vacanze di Natale, ha invitato tutta la “classe” a casa sua a pranzo. Il nostro gruppo è formato da 7 donne (non vi dico l’età, la “decana” ne ha 86…..e vi sfido a riconoscerla fra tutte…) e due uomini.
Proprio a causa delle vacanze mancavano quattro di noi..
C’è da dire che quando per qualche ragione si salta una lezione le ossa protestano per cui facciamo i nostri esercizi con tutto l’impegno possibile….
Dunque il 27 dicembre arriviamo da lei a piccoli gruppi, verso le 12.30. Ci accolgono Elisa e Luca e la loro gattina deliziosa….
La tavola apparecchiata con tutte queste golosità….. come fare a resistere!
Un po’ alla volta diamo un bel colpo ai piatti….. crostini, lasagne, piselli e olive di tutti i tipi…. il cinghiale, l'arista....Poi il dolce….. Non si può proprio dire che non abbiamo fatto onore alla cuoca…. Poi un po’ a chiacchiera, così, in tutta semplicità: questi due ragazzi sono splendidi e nonostante la differenza di età si sta veramente bene con loro… Intanto Elisa passa con i biscottini fatti in casa….. buoniiiiiii!
A grande richiesta poi viene aperto il librone delle foto del matrimonio… ci sediamo vicine per vederlo tutte insieme…
E…gran finale…. Foto di gruppo con insegnante!!!!
1月29日 Incontri
UNO STRANO INCONTRO
Stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Sto aspettando mio nipote che arriva da Roma (la prima sosta dopo essere arrivato dall’Argentina) con due dei suoi “ragazzi” argentini, Paco e Massi… Sono arrivata un po’ in anticipo perché con il traffico e le strade tutte buttate all’aria non si sa mai quanto tempo ci può volere… Ho trovato un posticino a sedere, tra tanti che aspettano di partire o - come me - qualcuno che arriva…. Mi attira l’attenzione un omino con un cappotto di colore indefinito che gira tra la folla con dei fogli in mano. Chiederà l’elemosina, immagino… La gente non alza neppure la testa per guardarlo e tanto meno guarda il foglio che ha in mano…lui insiste un po’, per vedere se almeno danno un’occhiata al foglio, poi si allontana… Mi fa tanta tenerezza, specie nelle stazioni si vedono tante persone sole – li chiamiamo barboni, facendo di tutt’un’erba un fascio, ma chi può sapere perché sono lì? Così, quando mi si avvicina lo saluto… mi fa un sorriso enorme e sdentato, come quello dei bambini piccoli – come avrei voluto avere la macchina fotografica in quel momento!!! Mi porge il suo foglio: “tieni” – dice - “prendilo, l’ho scritto io”… e questo è il foglio che mi trovo in mano
Ricambio con il cuore (e non solo) questa sorpresa e gli chiedo qualcosa di lui, ma sorride e va via buttandomi un bacio e salutando con la mano, come un vecchio amico
1月28日 Mino ReitanoMINO REITANO
Un cantante e le sue canzoni… Certamente un po’ “trash”, ma sicuramente una persona legata ai valori della famiglia, onesta, buona… Mi ha sempre fatto sorridere sentirlo cantare, così infervorato….
Buon viaggio Mino…..
MemoriaIL GIORNO DELLA MEMORIA
Mercoledì scorso ho rivisto alla TV “Schindler’s List”. In questi giorni vengono proposti films, interviste….. Il 27 gennaio è la giornata della memoria, che ricorda le vittime dell’Olocausto e della resistenza al nazifascismo, che fu celebrata per la prima volta in Italia nel 2001. Dopo otto anni mi pongo alcune domande: Il ricordo ha realmente sensibilizzato? Riconcilia o esaspera i conflitti? Presto si passerà dalla fase storica nella quale la memoria della Shoah ha potuto ancorarsi alla testimonianza diretta di chi c’era, a quella in cui spetterà a noi, soprattutto ai giovani, mantenerla viva, raccogliere il testimone, fare in modo che non si disperda. I vuoti creati dall' oblio che per forza di cose nascono dalla memoria individuale, nella memoria collettiva saranno colmati dagli storici che la completeranno con la loro ricerca e revisione. Così è avvenuto e avviene per il periodo storico che più ci condiziona nel presente ed e forse uno dei più controversi e che purtroppo ci tocca con tanto dolore. Quando si parla di genocidio il primo ricordo va alla Shoah, culmine di un millenario antisemitismo che ha dato luogo a una carneficina tecnicamente organizzata. Così ancora una volta, e giustamente, ricordiamo la Shoah. Ogni coscienza libera dovrebbe sentire come dovere non dimenticare queste tragedie .. Quello perpetrato dal nazismo non è stato però l' unico genocidio del secolo. La memoria collettiva e persino la ricerca storica hanno a lungo rimosso ogni traccia di quello che può essere considerato i l prologo di Auschwitz: il genocidio degli armeni ad opera della Turchia. E perché non il grande genocidio perpetrato in Russia con la creazione dei gulag? Come non ricordare Sabra e Shatila? E il Ruanda, che è teatro di uno dei più spaventosi massacri del nostro secolo, o la strage dei Curdi? Sarebbero stati possibili questi massacri se fossero stati adeguatamente denunciati e condannati su scala mondiale? Questi ho ricordato perché mi hanno particolarmente toccato.. Ho lasciato per ultimo l’orrore della Cambogia: proprio perché ha assistito in prima linea a questi avvenimenti, Tiziano Terzani ha riconsiderato il senso della vita. E’ proprio a partire dalla storia cambogiana che Tiziano ha chiuso con la sua militanza politica per iniziare quel percorso interiore che lo ha portato alla pacificazione negli ultimi giorni della sua esistenza.
PopeyeOGGI – Un Compleanno
Oggi compie 80 anni un simpatico, divertente omino….. Chi? Ma lui!!!
Nasce dalla matita di Elzie Crisler Segar e fa la sua prima comparsa ufficiale il 17 gennaio del 1929, solo 80 anni fa. Braccio di ferro (Popeye) è un marinaio, mezzo guercio, malforme, calco, sdentato, che porta sempre una pipa in bocca. Ricoperto di masse muscolari, localizzate agli avambracci, con il tipico tatuaggio marinaio dell’ancora. Simpatico, bonaccione, altruista, con un linguaggio non certo da università. Lo affiancano nel suo lungo cammino nei cartoon, personaggi quali Poldo Sbaffini (Wellington Wimpy), pigro, grasso, sempre affamato, capace di buttare nello stomaco interi camion di panini. C’è quindi Pisellino, un neonato vestito con un lungo camicione bianco, che arriva a Braccio di Ferro con un pacco postale, spedito non si sa da dove. C’è poi l’amore di sempre, Olivia (Nive Olil), allampanata e lungacciona, che gli viene contesa da Bruto (Brutus). Bruto, grande, grosso e forse più forte di Braccio di Ferro, deve però piegarsi sempre a questi, allorquando arriva il provvidenziale aiuto della scatola degli spinaci. Braccio di Ferro pur non avendo mai commercializzato spinaci si trovò al centro di una simpatica manifestazione di affetto e ringraziamento da parte dei coltivatori di spinaci di Crystal City nel Texas, questi a seguito dell’enorme fortuna avuta dopo la comparsa del marinaio, gli eressero una statua nella piazza principale della cittadina. (Da “Società” di Vittorio Savino)
Sant'Antonio abateOggi – una festa
Per la festa di sant’Antonio abate – che cade il 17 gennaio, anno in cui sembra che il santo sia morto - alcune chiese di Firenze rinnovano il rito della benedizione degli animali, dei foraggi e delle biade, e distribuzione dei mangimi benedetti. S.Antonio è una figura realmente esistita. Nato a Coma nell'Alto Egitto, tra il 251 e il 356 d.C., da ricchi genitori cristiani, rimasto orfano all'età di vent'anni, divise l'eredità con la sorella e diede ai poveri la su parte. Si ritirò in una tomba scavata sul fianco di una montagna vicino al luogo natale e visse da eremita. Nell'antica Roma alla fine di gennaio c’erano ricorrenze e cerimonie per purificare uomini, animali e campi, per propiziarsi gli dei affinché permettessero il regolare rinnovamento delle stagioni. Non è chiaro come mai sia stato scelto S.Antonio abate per essere il patrono di questa festa; probabilmente viene dalla cultura celtica nella quale i sacerdoti venivano chiamati “Grandi cinghiali”. Pare che sant’Antonio abbia una volta guarito un maialino e questo lo abbia poi seguito come un cagnolino - per cui il maiale – che nella cultura cristiana simboleggiava il male -ha sostituito il cinghiale. All'inizio della evangelizzazione i riti pagani della benedizione dei campi sono trasmigrati nel cristianesimo ed ecco gli animali domestici benedetti sui sagrati delle chiese dedicate al santo. Una vivace testimonianza di un festeggiamento romano di sant'Antonio ce l'ha lasciato Goethe, che nel suo diario parla del 17 gennaio del 1787, giorno sereno e tiepido dopo una notte in cui aveva gelato, nel quale poté assistere alla benedizione degli animali domestici, con cavalli e muli infiocchettati e benedetti con copiose aspersioni d'acqua.
1月15日 Pedoni....LE DUE FACCE DELLA REALTA’
Camminando sotto la pioggia per le strade un po’ (parecchio) sconnesse del mio quartiere mi è capitato di fare una riflessione sul fatto che ogni cosa ha due facce…. una positiva e una negativa… Se ci fermiamo a guardare solo uno degli aspetti finiamo per diventare o troppo ottimisti o troppo pessimisti…. Come al solito il giusto equilibrio sta nell'averli presenti tutte e due… Da cosa è nato questa “filosofico” pensiero? Da qui:
Semplicemente un attraversamento pedonale: hanno giustamente sbassato il marciapiede consentendo a disabili, a carrozzine di non fare manovre complicate per salire o scendere…. Ma la strada è “a schiena d’asino” per cui con la pioggia gli stessi attraversamenti diventano pozze.. e, se continua a piovere, laghi per cui o ci si sposta dalle strisce pedonali o, come in questo caso, dal semaforo(rischioso) o ci si bagna i piedi (seccante)…. Che fare? Me la prendo con la pioggia o me la prendo con la strada? Meglio sorriderci sopra!!!!!
11 gennaio - parte 2^
11 gennaio – ancora Fabrizio parte 2^
Poiché non mi è stato possibile creare il collegamento con il testo completo dello studio, inviato dall’Orto Botanico, ho ripreso dai miei appunti quello che mi sembrava più interessante, tralasciando le statistiche e tutte le notizie specifiche riguardanti le varie piante. Se qualcuno è interessato a leggere il testo completo posso mandarlo via mail.
Nelle canzoni di De André le piante compaiono 81 volte. 44 sono le specie citate, appartenenti a 29 diverse famiglie botaniche. La specie più presente è la rosa, citata ben 13 volte. Segue il grano con 6 citazioni; poi mela e mimosa con quattro citazioni ciascuna, ciliegio, giglio, ortica e quercia con tre; arancio, cisto, fragola, sughera, viola con due; e infine altre 28 piante, citate una sola volta. La rosa è la pianta dominante in questa flora di canzoni. E’ una pianta che viene citata in qualsiasi raccolta di poesie, proverbi, canzoni, racconti, preghiere - per non parlare delle opere di arte figurativa - espressi nell’ambito delle civiltà mediterranee. Coltivata fin dall’antichità come pianta da ornamento, medicinale e da profumo, la rosa accompagna da sempre la vita dei popoli di questa parte di mondo. I suoi fiori belli e intensamente profumati (e ancor più nelle varietà coltivate in passato), ma di breve durata e accompagnati da spine, ne fanno la pianta simbolica per eccellenza. La rosa è metafora della bellezza, del piacere, dell’amore carnale e del sesso; ma anche del sangue, della caducità delle cose belle della vita e della sofferenza a cui spesso queste sono legate. Anche Il grano, è, insieme col pane che se ne ricava, simbolo del nutrimento e più in generale del sostentamento materiale della vita. Il grano è ricchezza e sazietà, ma anche frutto del lavoro e del sudore, prodotto della terra e della fatica dell’uomo. Nelle canzoni di De André questa ricchezza di significato simbolico resta un po’ sullo sfondo, mentre campi di grano compaiono più volte in vari ruoli: campi che accolgono soldati morenti, si inchinano al passaggio di re, o anche somigliano a un’umanità tenuta d’occhio dalla Morte. Ma di grano sono anche i biondi capelli della primavera, che è metafora dell’amore e della giovinezza con la loro dilagante, inarrestabile forza. A proposito del grano c’è una curiosità sul testo della canzone di Carlo Martello. Nella canzone che racconta l’inglorioso episodio di cui è protagonista Carlo Martello al ritorno da Poitiers, compare il glicine. Si tratta di un episodio inventato (ma non certo inverosimile) e tuttavia ambientato in un’epoca in cui il glicine non era ancora conosciuto in Europa. La vegetazione in cui Carlo fugge è alquanto improbabile, non fatta di normali alberi e cespugli spontanei, ma di glicine e sambuco, Stando a quanto raccontato da Paolo Villaggio, autore con De André del testo, quelle due piante non erano presenti nella versione originale della canzone e sono comparse per esigenze di metrica e rima in seguito a un cambiamento di testo dovuto a censura. Ha detto Villaggio in un'intervista :“Qualcuno notò questa strana filastrocca che sbeffeggiava il potente re dei Franchi: fu un pretore, mi pare di Catania, che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: “E’ mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi p….’. E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: ‘frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da c...’ con: ‘frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco…’. Ma a parte questo e pochi altri casi, le canzoni di De André sono popolate soprattutto di piante spontanee o di antichissima introduzione, piante ben conosciute, familiari, parte di un paesaggio consueto e segnato dal millenario intervento dell’uomo. I brevi accenni a sughere, cisti, rosmarino, mirto riescono a evocare con immediatezza il paesaggio sardo. Invece le piante mediterranee non sono presenti nelle tante canzoni ambientate nella sua terra natale, la Liguria. perchè sono canzoni piene di vicende e di personaggi (prostitute, ubriachi e ogni genere di marginali), più che di paesaggi naturali. Fabrizio non è stato un cantore delle piante, e neppure della natura in generale. Nelle sue canzoni, piene piuttosto di persone e di storie, fiori e piante compaiono a evocare un paesaggio, una stagione, una storia; o più spesso, come avviene in genere nella poesia, per il loro valore come metafore e simboli. Metafore di sentimenti, di caratteri, di tratti del volto o della persona, di aspetti della vita. Un esempio facile è la canzone “Bocca di rosa” in cui è nominata la rosa, ma per simboleggiare l’amore che la ragazza donava.
Forse le piante di De André ci raccontano questo: che i versi di questo cantore anarchico e insofferente delle regole e delle tradizioni sono colmi di immagini, simboli e sentimenti antichi, legati a una cultura tramandata da millenni e per questo tanto vicini al cuore di tutti.
1月14日 11 gennaio
11 gennaio… ancora Fabrizio
In una delle serre dello splendido Orto Botanico o Giardino dei Semplici di Firenze - dove troviamo una delle collezioni più vecchie al mondo di piante rare - domenica 11 è stato ricordato Fabrizio De Andrè in un modo un po’ particolare, cioè attraverso le piante che sono nominate nei testi delle sue circa 120 canzoni. Oltre a personaggi, storie, emozioni, c’è tutto un panorama che fa da cornice alle sue canzoni e i fiori ne sono spesso parte, sia come luoghi che per caratterizzare i personaggi – bocca di rosa, tanto per fare un esempio… Nella serra – più in carattere col tema di una sala di conferenze – erano state portate un bel numero di poltroncine “da regista”, ma non avevano immaginato una così grande affluenza, per cui tante persone sono rimaste in piedi e uno schermo per le diapositive. La voce di Fabrizo rendeva magica tutta l’ambientazione….. E’ stata un’ora e mezza intensa e interessante. Si sentiva che i due relatori (uno dei quali ha fatto su questo argomento la sua tesi di laurea) erano veramente appassionati dell’argomento, tanto da renderlo vivo e particolarmente piacevole… Solo un difetto, in tutto questo…. Eravamo nella cosiddetta serra fredda, che può essere divisa in tre settori . Partendo dall'area più lontana dalla palazzina della portineria troviamo una delle collezioni più vecchie dell'Orto Botanico, quella delle cicadee che consta di 141esemplari tutti in vaso, molte piante sono alte fino a 4 m.
Nell'ultimo pezzo di serra, dove erano stati sistemati schermo e sedie, si trovano la maggior parte degli esemplari di palme, quelle che, per motivi climatici non sono nella serra calda in quanto sono più resistenti al freddo. Proprio una serra fredda!!!! Quando siamo usciti eravamo tutti simili a ghiaccioli…. e l’aria fredda della sera è sembrata tiepida…. Avevo preso appunti per raccontarvi tutto, ma all’uscita chi voleva poteva lasciare la mail per ricevere il testo completo degli studi fatti…. Più chiaro e completo di quanto avrebbero potuto essere le mie parole. Per chi vuole leggerlo…
1月12日 ValoreVALORE
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
1月11日 Ogni tantoOGNI TANTO UN POMERIGGIO DIVERSO…
Questa è un piccolo scorcio della grande sala delle conferenze della Biblioteca Comunale centrale che è situata nell’antico monastero delle Oblate a Firenze, un palazzo il cui primo nucleo risale al 1287, inserito poi in uno splendido palazzo quattrocentesco vicino al Duomo. In questa sala da 14 anni Anna Benedetti porta avanti un progetto “Leggere per non dimenticare”, uno dei successi maggiori nell’ambito degli avvenimenti culturali della città. Con cadenza bisettimanale i vari autori invitati presentano i loro libri, in una sala sempre affollata, pomeriggi che spesso, al di là della semplice presentazione di un libro, diventano momenti di confronto di assoluto rilievo…La varietà degli autori e dei temi permette a tutti di trovare l’argomento che più interessa o attira. Motore e anima di «Leggere per non dimenticare», ciclo di incontri da lei organizzati, in collaborazione con il comune di Firenze, con scrittori di spicco nei più disparati campi della cultura è Anna Benedetti che è nata a Firenze dove si è laureata in lettere moderne e ha lavorato all’Accademia della Crusca dal 1969 al 1995, alla redazione del Vocabolario.
Venerdì scorso, 9 gennaio, ero in quella sala – arrivata un’ora prima per essere sicura di prendere posto nelle prime file – perché a presentare il suo libro “L’ospite incallito” c’era Erri De Luca.
Il mio primo incontro con lo scrittore è stato tanti, tanti anni fa, quando prendendo a caso un libro da uno scaffale di una delle librerie fiorentine mi sono trovata fra le mani “Una nuvola come tappeto”. Da quello in poi Erri è stato sempre nelle mie letture, un libro dietro l’altro… I suoi libri sono tutti “piccoli”, brevi, sintetici, scarni, ma pieni e profondi, nati da esperienze sempre vissute sulla sua pelle, raccontano persone e incontri, con intensità: il ‘68, il lavoro di operaio, la campagna (dove tutt’ora vive) le scalate sulle montagne più dure, la poesia che lui chiama “l’azzardo dei versi”, il suo ultimo cimento letterario: “Opere sull’acqua e altre poesie”, “Righe che vanno troppo spesso a capo” e quest’ultimo “Ospite incallito”, come lui si sente, sempre “ospite e mai residente, senza però darsi per disperso”…. Avevo perso tante occasioni e non potevo perdere anche questa possibilità di vederlo e ascoltarlo di persona. E’ arrivato all’improvviso, jeans e maglione grigio, uno zaino blu da montanaro, passo svelto… tanto svelto da far correre la Benedetti per arrivare almeno a salutarlo e presentarlo…. Alto e magro, un viso scarno, “ruvido”, occhi incredibilmente azzurri e un sorriso a volte dolcissimo, a volte scanzonato, a volte ironico…. Parla della sua opera, poesie scritte in vari periodi e raggruppati “perché mi sembrava che potessero stare insieme”. E’ un piacere ascoltarlo, racconta un po’ di sé. Attraverso le sue parole lascia intravedere un grande calore umano, un profondo senso della giustizia, l’amore per l’ebraico e per le sue traduzioni della Bibbia (lui che si dichiara ateo) che ridanno alle parole il loro vero senso… Non so raccontare di più, posso dire solo che avrei potuto stare ad ascoltarlo ancora e ancora…..
Consiglio
Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo. Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta nell’evitare. Distràiti dal vocabolo solenne, già abbuffato, punta al bordo, costeggia, il lanciatore di coltelli tocca da lontano, l’errore è di raggiungere il bersaglio la grazia è di mancarlo
1月10日 Faber
RICORDO DI UN POETA
10 anni fa moriva Fabrizio De André
Lascia che sia fiorito Signore, il suo sentiero quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo là dove in pieno giorno risplendono le stelle...
E’ il testo di Preghiera in gennaio che Fabrizio aveva scritto per il suo amico Luigi Tenco
Nelle sue opere ha cantato prevalentemente storie di emarginati, ribelli, prostitute e persone spesso ai margini della società. Molti suoi testi sono considerati dei veri e propri componimenti poetici e, come tali, inseriti nella gran parte delle antologie scolastiche di letteratura. Riguardo alla propria morte aveva detto: "Ho più della mia età, ho avuto tempi di invecchiamento più corti della media, forse perché non ho mai rifiutato nessun tipo di esperienza. Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto."
con le sue canzoni ci trasmette tuttora emozioni grandissime…
1月6日 Epifania1月5日 Gaza
Qui non arriverà la befana stanotte…..
Vi avverto: questo video è una pugnalata al cuore, un pugno nello stomaco… Non lo guardate se non ve la sentite Ma è la verità, è quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza C’è un link per firmare per la cessazione dello sterminio Io ho firmato 1月4日 Oggi lasciate |
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