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December 30 Anno nuovoIl nuovo anno
Indovinami indovino, tu che leggi nel destino. L’anno nuovo come sarà, bello, brutto o metà e metà? Leggo stampato nei miei libroni che avrà di certo quattro stagioni. Dodici mesi, ciascuno al suo posto, un carnevale e un ferragosto, e il giorno dopo il lunedì sarà sempre un martedì. Di più per ora scritto non trovo nel destino dell’anno nuovo. Per il resto anche quest’anno sarà come gli uomini lo faranno.
(Gianni Rodari)
Allora, diamoci da fare per “farlo bello”! Tanti auguri!!!
Una famigliaUna famiglia da conoscere
Per fortuna ci sono anche tante cose belle nel mondo ed è bene che si vengano a sapere…. Questa è una di quelle che mi hanno particolarmente colpito…
Multietnica la famiglia, multietnico il vino Paolo Polegato, 49 anni, è proprietario insieme al fratello Giorgio, 42, dell’azienda agricola 'Tenuta Val De Brun' di Refrontolo, e produce un vino dal nome innegabilmente poco 'enologico'. Si chiama 'No excuse' ed è di forte impatto visivo: etichetta nera, la scritta 'vino multietnico', l’immagine di tutti i continenti, due mani che si stringono, una nera e una bianca, e il motto di Martin Luther King: 'I have a dream', ho un sogno. Dietro quella bottiglia c’è un progetto che travalica l’oceano, nato da un incontro con il difensore interista Ivàn Ramiro Cordoba, colombiano, un bravo ragazzo, ricorda Polegato. «Io gli ho raccontato delle mie campagne contro il razzismo nel mondo del calcio, lui della sua terra e di un progetto 'Esperanza' a favore dei bambini della Colombia, un Paese per certi versi ancora così arretrato che intere popolazioni non hanno mai visto un medico». 22 anni fa Paolo e Laura si recarono in Ecuador per adottare un bambino ma il progetto fu rimandato perché la moglie si rese conto di aspettarne uno suo: è Carlotta, oggi 21enne e iscritta al terzo anno di Servizi sociali all’università di Venezia, obiettivo il volontariato in Africa e l’assistenza sociale. «Dopo due anni però l’idea di dare una famiglia a un bambino rimasto senza genitori si è ripresentata - continua Paolo - così siamo andati a Bogotà e abbiamo conosciuto Wilson. Aveva 10 mesi, siamo rimasti con lui altri due e poi è venuto con noi in Italia. Oggi ha 19 anni e studia a Milano... Lo abbiamo portato a visitare il suo Paese e a conoscere la donna cui era stato affidato dopo l’abbandono, ma non ha rimpianti, qui è pienamente realizzato e studia con passione ». Dopo 3 anni è stata la volta di Filippo, «molto scuro di pelle perché viene dalla zona agricola dei cocaleros, i coltivatori di coca. 'I have a dream' è «l’unica campagna di sensibilizzazione contro il razzismo negli stadi, promossa in Italia da un privato». L’immagine che la rappresenta - la mano bianca e la mano nera strette tra loro - appare in tutti gli eventi e i momenti pubblici, sui gadget e sulle magliette, "soprattutto quando sono invitati atleti di società con una tifoseria inquinata da frange razziste". December 29 Anno vecchio - anno nuovoUltime notizie...
Benazir Buttho è stata uccisa. Con grande coraggio era tornata nel suo paese nonostante le minacce continue e gli attentati subiti.
Il 2007 sembra chiudersi con la violenza che l'ha contraddistinto.....
I telegiornali sembrano bollettini di guerra, la vita sembra non aver più valore e uccidere un modo semplice per non affrontare i problemi.
E le vere tragedie passano sottovoce tra la distrazione del mondo, solo le calamità più grandi, che colpiscono la parte "sentimentale" hanno un risalto.... ma per quanto?
A distanza di tre anni hanno fatto rivedere le immagini dello tsunami, hanno parlato di ricostruzione, i tg hanno fatto vedere alcune villette che sono state costruite, ma quanto c'è ancora da fare e non se ne può parlare solo il 26 dicembre..... senza contare i disastri provocati in quelle terre in questi giorni dalle tempeste... frane, smottamenti, allagamenti..... forse non sono abbastanza gravi da poter colpire l'opinione pubblica?
Il 2007 non è un anno da dimenticare.... è un anno su cui riflettere, per iniziare quello nuovo con una consapevolezza e una coscienza maggiori..
Allora l'augurio più vero è nelle parole di Tiziano Terzani...... ed è l'augurio che faccio a tutti per l'anno che viene....
«Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità... Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi. È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi». December 23 Auguri!!!
Il mio augurio di Buon Natale a tutti!
A
A U G U R I December 16 Aspettando Natale
Babbo Natale sta preparandosi un bel pranzetto, la casa è calda e il fuoco nel camino brucia allegramente, le faville volano ad ogni scoppiettio della legna e rendono ancora più festosa l’atmosfera. Fuori c’è la neve, un manto bianco soffice soffice – nessuno ha camminato sulla neve oggi – le renne, capitanate dal magnifico Rudolf sono anche loro al caldo, ben accudite e sazie. Babbo Natale è contento: quest’anno è riuscito a fare le cose con calma, anzi è un po’ in anticipo rispetto agli anni passati….. certo gli uomini cominciano sempre prima a vestire a festa le città per invogliare la gente alle spese e i bambini sono i primi a pensare alla loro letterina piena di richieste…. Gli elfi – aiutanti di Babbo Natale – sono già in giro a cercare le tante cose che verranno distribuite, perché i desideri dei bambini sono veramente numerosi! La slitta è pronta, tirata a lucido e ben oliata per evitare fermate impreviste, le renne come ho detto sono in piena forma, ansiose di fare una bella corsa nei cieli. Ad un tratto si spalanca la porta e una folata di vento ghiaccio entra vorticando e con il gelo entra anche una vecchina, un po’ stortignaccola e vestita alla meno peggio con abiti raccattati qua e là, messi insieme per ripararsi dal freddo; dalle calze rotte si vedono le dita dei piedi rosse rosse per il freddo…. ”Oh no! pensa Babbo Natale – la Befana! Tutti gli anni è la stessa cosa”. Infatti è proprio la nostra vecchina, tanto buona ma confusionaria che arriva sempre nei momenti meno opportuni. Babbo Natale non ha il coraggio di mandarla via.. “Sto per pranzare, vuoi farmi compagnia?” “Questa sì che è musica per le mie orecchie!” esclama la vecchina “Saranno almeno dieci mesi che non metto in bocca qualcosa di buono! Gli ultimi dolcetti che ho mangiato erano quelli che mi avevano lasciato i bambini l’anno scorso all’Epifania!, cosa stai facendo di buono? C’è un profumino!” “Un bel brodo caldo caldo e dentro ci sono delle squisite patate” “Mi piace” – dice la vecchina e Babbo Natale pensa un po’ preoccupato che gli toccherà dividere quella bontà. Ma Babbo Natale è sì parecchio goloso (basta guardare la sua pancia) ma è generoso e buono, così mette subito un’altra scodella sulla tavola e riempie di buon vino un bicchiere anche per la sua amica. “Beato te che porti tanti regali e hai tanti aiutanti e quella bella slitta” – dice la vecchina un po’ invidiosa – “io con la mia scopa vecchiotta non posso fare altro che portare un po’ di calzine ai bimbi e sono costretta dai genitori anche a metterci un po’ di carbone a causa delle birbonate che fanno, ma se le birbonate non le fanno i bambini chi le deve fare? Però ho tanta paura che – dopo tutti i tuoi regali – ai bambini le mie calzine piacciano poco!” “Ma che dici” – le risponde Babbo Natale – “li aspettano eccome!” “Ma le vedono in tutti i negozi!” “Ma non è la stessa cosa…. I regali dei genitori e degli amici vanno bene per i compleanni, ma quelli di Babbo Natale e della Befana sono una cosa diversa”. La vecchina è un po’ rassicurata… “Comunque, se vuoi essere sicura fai un giretto sulla terra il giorno dell’Epifania e sentirai quello che dicono” “Grazie mille, sei davvero un grande amico; sai, quando sei arrivato tu ho avuto paura di sparire e invece siamo rimasti tutt’e due e la festa per i bambini è diventata doppia. Grazie anche per il pranzo, mi ci voleva proprio qualcosa di caldo! Buon lavoro..”. La porta si spalanca di nuovo per far uscire la vecchina e la neve entra in un vortice…. ma la stanza è calda e Babbo Natale può riprendere posto sulla sua poltrona, i piedi appoggiati sullo sgabello, una bella coperta rossa sulle gambe….. c’è tempo per un pisolino. In fin dei conti è stata una bella giornata e anche l’intrusione di quella simpatica Befana ha dato gioia alla serata. “Buonanotte ragazzi!”Aspettatemi e fate i bravi, arrivo presto!”
December 14 letto su L'Avvenire
December 11 L'altra Fausta
L'altra Fausta
Rimettendo a posto i libri mi è capitato il libro di mamma "Lettere senza francobollo". All'interno sapevo di trovare una fotocopia di alcuni foglietti scritti da lei dopo la morte della sua terza bambina: Fausta. Li ho letti, ancora una volta, con una fortissima emozione - un po' per la bellezza delle parole, un po' perchè io sono nata probabilmente perchè questa sorellina se ne è andata e mi ha lasciato il suo posto..... E, a volte, mi sembra di essere io e lei insieme....
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“Vorrei che la mia mano avesse la leggerezza d’un petalo di rosa, mentre scrivo il tuo nome, Fausta. Fausta, Fausta…. È il cuore che lo ripete, con uno scampanare che non ricorda i lenti rintocchi della morte, ma piuttosto il saluto dell’Ave, che invita alla preghiera Fausta, Fausta…. E l’anima si stacca dalla terra e t’insegue volando sempre più in alto, sempre più su, e se il dolore non si placa, si modifica, però, e diventa meno amaro, perché lo accompagna la speranza e lo sorregge la fede. Fausta, Fausta…. E ti ritrovo finalmente. E tu mi sorridi e mi sussurri: “Sto così bene, mamma. Non piangere per me. Non piangere più”.
Ti avevamo messo un nome che sembrava doverti propiziare tutte le gioie della vita, Fausta. Te lo aveva scelto il nonno, leggendo sul calendario il Santo del giorno, nel mattino della tua nascita, ed il nome era parso a tutti di buon augurio – come se, imponendotelo, avesse dovuto allontanare da te ogni tristezza. E ti vedevamo già camminare nella vita protetta dal tuo piccolo dolce nome sereno. Invece a te non è piaciuto vivere e cinquantacinque giorni ti sono sembrati un troppo lungo percorso. Ti sei appena affacciata alla finestra del mondo. Hai appena aperto gli occhi sulle cose d’intorno. Poi la finestra si è richiusa e le palpebre si sono abbassate nel sonno senza risveglio. Che cosa non hai voluto vedere nel tuo futuro? Che cosa, piccola mia, ti ha messo paura? Avevi la tua mamma, il tuo papà per proteggerti, c’erano le sorelline per amarti. Ma tu hai preferito lasciarci, e te ne sei andata via dolcemente, con la grazia di un uccellino che ha terminato il suo canto e si riposa. Di te ci è rimasto, ultimo ricordo, la visione della tua inalterata bellezza, piccola bamboletta addormentata. Non ci avessi dato altro, questo basterebbe ai nostri cuori, Fausta, per benedirti in eterno. December 06 Una dolcissima sorpresaUna dolcissima sorpresa
Questa mattina il postino ha suonato il campanello.... c'è un pacchetto per lei!!! Scendo le scale, incuriosita.... cosa sarà? A casa c'è un'amica che è venuta a trovarmi..... mi tocca aspettare..... Non riesco ad intuire cosa può esserci in quella busta così allegra, con tanti babbi natale e stelline! Alla fine ci salutiamo: di corsa apro il pacchetto..... Guardate un po' cosa è venuto fuori.... Dalle mani della mia meravigliosa amica - amica anche del pane e dei biscotti - stelline e alberi di natale, manine e freccette, pupazzetti ...... e zuccherini colorati, decorazioni di cioccolata...... un paradiso per gli occhi e per la gola! Grazie, dolcissima Ambra, il tuo regalo è una coccola, un abbraccio, è lo specchio di quello che sei.... una persona fantastica! Una bella giornata - parte seconda
Una bella giornata – parte seconda
“Nonna, nonna, eccoci….. ci finisci di raccontare la storia di Paoletta?” Mi sembrava strano che se ne fossero dimenticati….. riescono a ricordare pure le parole che uso…. “Via, sediamoci ….. una fettina di torta di mele, stasera…. È appena uscita dal forno e mentre si raffredda un po’ vi racconto di Paoletta. Dobbiamo tornare un po’ indietro, perché allora con la festa dell’Epifania, quando arrivava la Befana, finivano le feste e il giorno dopo tutti tornavano a scuola….. e Paoletta all’asilo… Ma durante le vacanze succedevano tante cose meravigliose….. I primi di dicembre la mamma tirava giù dal mobile lo scatolone del Presepe: tutti insieme, intorno al tavolo, veniva aperto e i personaggi uscivano fuori – ognuno incartato in un pezzo di giornale perché non si sciupassero (non erano di plastica!) – e per ognuno c’era un saluto…. Erano vecchi amici, ognuno col suo nome…. C’erano la sora Cesira, il sor Alberto, Marianna la lavandaia, Giovannino il pastorello bambino…e tante pecorelle. E via via tutti… Paoletta aveva imparato tutti i nomi e voleva essere sempre lei a mettere i pupazzetti sulla tavola, bene in fila e le sorelline l’accontentavano perché era la più piccina…. Poi gli alberelli, il fuocherello di carta rossa con il paiolo della polenta… il pozzo con il secchio, il muschio, le cortecce raccolte dagli alberi durante le passeggiate estive, lo specchietto e la carta celeste per fare il lago….. Ultimi erano Giuseppe, Maria e il bambino che passavano di mano in mano per il bacetto rituale. Un discorso a parte erano i Magi che con l’elefante e il cammello arrivavano da lontano e per questo venivano messi all’ingresso… per avanzare giorno per giorno…. La cosa che piaceva tanto a Paoletta era andare a vedere i Presepi che venivano fatti nelle Chiese: alcuni erano grandi come una camera e sembrava quasi di entrarci dentro….Facevano un bel giro per vederne tanti e la sera era bello tornare a casa nelle strade un po’ buie ( non c’erano tutti gli addobbi e le luci di ora) con la manina stretta nella mano di mamma. La notte andavano alla Messa. Era bello, nella Chiesa illuminata… anche se il più delle volte Paoletta si addormentava appoggiata alla mamma! Ma al ritorno era lei che metteva il Bambinello nella grotta sul suo lettino di paglia.. Il giorno di Natale Paoletta con le sorelline, mamma e papà andavano a casa dei nonni… Era davvero un pranzo speciale quello del Natale: c’erano i cappelletti in brodo e non la solita minestrina…. e il brodo era vero…. Perciò c’era il lesso e le patatine, e poi il panettone e le noci, le nocciole e i fichi secchi….. da leccarsi i baffi!!!! Alla fine del pranzo c’era l’unica cosa che a Paoletta non piaceva, perché era molto timida e il nonno soprattutto le metteva un po’ soggezione….. bisognava recitare la poesia. Per fortuna quella di Paoletta era corta e facile e così – a occhi chiusi – la recitava :
“E’ Natale, è Natale gli angioletti son discesi hanno candide le ali e la veste tutta d’or. Oh mammina mia diletta Oh mio caro e buon papà Questa vostra figlioletta Tanti auguri oggi vi fa!”
Poi per non scontentare i nonni aggiungeva sempre: E tanti auguri a nonna e nonno! Che fatica…. Ma c’era la soddisfazione di avercela fatta… e poi la nonna le regalava sempre un soldino!!! Nel pomeriggio la Tombola, con le cartelline e il cartellone… e i fagioli per segnare i numeri usciti!!!! Paoletta aveva imparato i numeri e voleva giocare da sola…. I fagioli le saltavano via dalle caselle…. Ma riusciva a vincere lo stesso…… tra i sorrisi dei grandi.. Era Natale, tutto era semplice … ma Paoletta sentiva tutto l’amore che aveva intorno…..
Con la loro fetta di torta in mano i bambini mi guardano ad occhi sgranati…. Il Natale ora è tutto diverso… cosa pagherei per sapere cosa pensano! Ila però ha chiesto se a Natale giochiamo a tombola………
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