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March 26
PROFETI
Se i profeti irrompessero per le porte della notte e cercassero un orecchio come patria - orecchio degli uomini ostruito d'ortica sapresti ascoltare?
(Nelly Sachs) March 24
THE SLAVA SNOW SHOW
Ho aspettato tanto prima di scrivere di questo spettacolo teatrale che mi ha incantato.
Non riuscivo a trasmettere nelle parole tutta la gioia che mi ha suscitato.
Ci provo ora, anche per non perderne il ricordo…
Già l’ingresso nel teatro è una novità.
La sala, di solito piena di luce, è in penombra, illuminata solo da faretti bianchi, rossi e celesti…. Il pavimento ricoperto da striscioline di carta bianca.
Una situazione irreale… c’è una musica leggera in sottofondo e il rumore di un treno che passa.
La gente entra e si comincia a guardare intorno stupita.
La Sabi (mia figlia) ed io eravamo riuscite a malapena a trovare due posti in un palco di terz’ordine. Fortunatamente il Teatro Verdi ha un’ottima visibilità e buona acustica.
Inizia lo spettacolo con Slava che compare sulla scena venendo fuori da dietro un riparo: sembra intimidito e disorientato.
Avanza fino al bordo del palcoscenico e si ferma a fissare sorpreso e quasi smarrito gli spettatori, travolto da un uragano di applausi…
E’ un piccolo clown vestito di giallo, con parrucca, naso e pantofole rosse, con una tunicona nella quale sprofonda e si allunga a seconda che provi gioia o malinconia….
Un clown e un palloncino… un inizio tenero e surreale.
Entrano poi altri 4 clown, tre piccoli e uno allampanato, con le palandrane verde ramarro, come il cappellaccio e le scarpe lunghe mezzo metro almeno.
A vederli ho pensato che potevano essere usciti da un pianeta vicino a quello del Piccolo Principe: buffi, poetici, evanescenti, sempre in movimento.
E’ un susseguirsi di trovate poetiche, a volte spassose, a volte struggenti…. Anche il gesto più piccolo, un movimento del capo, delle mani è così espressivo che scatena le risate.
Bellissime, tra le altre, l’invasione di palloni trasparenti in uno dei quali si trova un clown, il letto utilizzato come una zattera sballottata dalle onde, e – a chiusura del primo tempo, un samba che esplode gioioso, mentre i clown si impigliano in una enorme ragnatela che scende sugli spettatori che sono costretti a farla scorrere fino alla fine della sala per non rimanerne a loro volta impigliati…
C’è l’intervallo… o almeno dovrebbe: invece si scatenano i clown.
Nonostante siano solo quattro (Slava è seduto sul bordo del proscenio) li trovi nella sala, dappertutto, sulle poltrone, in braccio alle persone, spostano cappelli e borse, creano scompiglio… bisogna stare al gioco e in realtà tutti in platea giocano divertiti…
Poi la pioggia: i “verdi”aprono gli ombrelli che hanno con sé e la pioggia arriva sul pubblico: poche gocce, lanciate da bottiglie e da un secchio – come nelle migliori gags – ma l’effetto è spassoso.
Poi la neve, prima sul palcoscenico, in una danza lenta e leggera… poi la musica diventa fortissima, si accendono dei grandi fari, un vento violentissimo …e la neve inonda la sala ricoprendo gli spettatori.
Cade anche dall’alto e tutto il teatro è uno sfarfallare di fiocchi bianchi.
I clown sono di nuovo in sala a versare secchiate di “fiocchi” sugli spettatori…..
Sembra il finale dello spettacolo, ma alla neve si susseguono palloni colorati, enormi e leggerissimi (alcuni hanno il diametro di due metri): gli spettatori cominciano a giocare, a lungo, in un tempo che sembra non dover finire più, prolungando lo spettacolo che ha incantato e divertito….
Un senso di liberazione da schemi e timidezze: giocano tutti, dai bambini ai signori compassati che avevano storto il naso all’inizio dello spettacolo…..
A chi, come noi, ha visto lo spettacolo dall’alto è mancato il coinvolgimento nel gioco, ma vi assicuro che vedere quello che succedeva è stato uno spettacolo nello spettacolo.
Poi, alla fine, tutti giù in platea a giocare…..
°-°-°-°-°
La foto è stata fatta col telefonino, quando lo spettacolo era finito e il gioco era iniziato. Non è particolarmente chiara, però penso che renda l'idea..... March 22
BUONA PASQUA A TUTTI
Un augurio affettuoso
March 19
Ricevo da Avaaz e giro volentieri:
Dopo quasi 50 anni di governo Cinese i Tibetani chiedono con forza al mondo il cambiamento. Ma la violenza si sta diffondendo in Tibet e nelle regioni confinanti, ed il governo Cinese si trova di fronte all'alternativa di aumentare la brutalita' della repressione e il dialogo, e questa scelta potrebbe determinare il futuro del Tibet, e della Cina stessa. Possiamo influenzare questa decisione storica. Alla Cina preme la propria reputazione internazionale. La sua economia e' del tutto dipendente dalle esportazioni "Made in China" che noi compriamo, ed il governo desidera che le Olimpiadi di quest'estate a Pechino siano una celebrazione della nuova Cina, rispettata come potenza di rango globale.
Il Presidente Hu deve sentire che il 'Marchio Cina' e le Olimpiadi possono aver successo solo se fa la scelta giusta. Ma ci vorrà una valanga di persone da tutto il mondo per ottenere la sua attenzione. Clicca qui sotto per fare come me e firmare la petizione per chiedere al Presidente Hu moderazione in Tibet e dialogo con il Dalai Lama -- e dillo subito a tutti quelli che puoi. La petizione e' organizzata da Avaaz, che cerca di arrivare urgentemente ad 1 milione di firme per portarla ai rappresentanti Cinesi:
Il Dalai Lama, leader spirituale tibetano, ha fatto appello alla moderazione e al dialogo: ha bisogno del nostro sostegno…….
Petizione al Presidente cinese Hu Jintao- questo il testo:
“Come cittadini del mondo le chiediamo di esercitare moderazione e rispetto nell'affrontare le proteste in Tibet e di dialogare in modo costruttivo con il Dalai Lama per risolvere la questione Tibetana. Soltanto dialogo e riforme porteranno a una stabilità duratura. Il futuro della Cina e le sue relazioni con il resto del mondo dipendono da uno sviluppo armonioso, dal dialogo e dal rispetto”
http://www.avaaz.org/it/tibet_end_the_violence/98.php?CLICK_TF_TRACK
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POESIA
Mentre tu dormi le stagioni passano sulla montagna. La neve in alto struggendosi dà vita al vento: dietro la casa il prato parla, la luce beve orme di pioggia sui sentieri. Mentre tu dormi anni di sole passano fra le cime dei larici e le nubi.
II Io posso cogliere i mughetti mentre tu dormi perché so dove crescono. E la mia vera casa con le sue porte e le sue pietre sia lontana, né io più la ritrovi, ma vada errando pei boschi eternamente – mentre tu dormi ed i mughetti crescono senza tregua.
da Il Naviglio di Antonia Pozzi
March 17
Tanto per ridere un po'....
almeno non si deve fare troppa strada....
un po' di confusione mentale....
e ora dove vado?
DAMMI
Dammi nel frastuono
della mia giornata
la calma delle vette eterne.
Allenta la tensione
dei miei nervi
e dei miei muscoli,
così che io possa ascoltare
nella mia memoria
la musica dolce
del mormorante ruscello.
Aiutami a riscoprire
il magico ristoro del sonno.
Insegnami l'arte di sostare
un poco a guardare un fiore,
a chiaccherare con un amico,
a carezzare un cane,
a leggere poche righe
da un buon libro.
Rendimi più sereno, Signore,
affinchè io possa affondare
le mie radici nel terreno
degli eterni valori della vita.
(Yogananda)
March 16
16 marzo 1978 – Il rapimento di Aldo Moro – al di là della politica
Quell’anno la mia figlia più piccola frequentava la terza elementare.
La maestra fece una lezione cercando di spiegare alla classe quello che era successo, visto che i bambini ne avevano sentito parlare e ne avevano visto in Tv le immagini.
Poi decise di far fare in classe un tema sull’argomento.
Il giorno che doveva riportare i compiti corretti mi vidi arrivare Sabina in lacrime.
Era avvilita ma soprattutto arrabbiata.
Con un po’ di fatica riuscii a farmi spiegare il perché: mi fece vedere il compito – c’era una correzione ed era proprio quella la ragione delle lacrime.
Il suo tema diceva “io non voglio che succedano queste cose. Io voglio crescere diversa e anche i grandi”.
Un gran frego rosso e le parole della maestra “come i grandi”.
“Mamma, singhiozzava Sabi, io non voglio crescere come i grandi che fanno queste cose, anche i grandi debbono cambiare!”.
Aveva ragione.
La mattina dopo l’accompagnai a scuola per parlare con la maestra.
Ero arrabbiata anche io.
Le dissi seccamente: la bambina ha formato una frase molto sgrammaticata e per questo la deve correggere, ma non deve correggerle i pensieri perché sono giusti!
March 10
SEMPLICITA'
Agli occhi degli uccelli
l'occidente
è dove il sole tramonta,
L'oriente
è dove il sole sorge,
tutto qui.
Tiziano Terzani March 08
8 MARZO - LA MIMOSA
13 anni fa è morta mia sorella Franca.
Era una donna meravigliosa, una donna forte – nonostante fosse uno scricciolo – una donna che ha saputo donare amore sempre: nel lavoro di maestra d’asilo, verso i suoi figli, il marito, verso tutti.
Ognuno poteva bussare alla porta del suo cuore sapendo che l’avrebbe trovata aperta.
Ma, pensando alla giornata della donna (non mi piace chiamarla festa…) e alle mimose, fiori che, come lei, anche io amo moltissimo, è un’altra la ragione per cui scrivo.
Passando vicino ad un albero di mimosa, questa mattina, mi sono fermata per vedere se c’era un rametto da poter cogliere, piccolo, solo per portar a casa il suo profumo…
Ed ho pensato a quel giorno.
Quella mattina, nell’ospedale dove era ricoverata, avevano lasciato su ogni comodino un rametto di mimosa.
Eravamo con lei - ormai si sapeva che aveva poche ore - i suoi tre figli, l’altra sorella ed io.
Ci ha guardati uno per uno con uno sguardo così profondo da restare indelebile, come ad affidarci un compito da portare avanti al posto suo…. Poi ha aperto gli occhi sull’eternità.
Il più piccolo dei suoi figli è un prete.
C’era solo un bicchiere d’acqua e il rametto di mimosa. Ha benedetto l’acqua e con la mimosa ha benedetto la sua mamma consegnandola nelle mani di quel Dio in cui credeva con gioia.
E’ stato il più bell’uso che io ricordi di un ramo di mimosa….. è stata davvero la giornata della Donna. March 05
Geometrie celesti
Il cielo ha disegnato questo strano panorama...
Firenze sembra essersi trasferita alle pendici di alte montagne innevate.
Dietro quelle case di solito si affaccia la sagoma di Monte Morello.... 500 mt. circa... verde di boschi...
Quando le nuvole si sono allontanate - tira un vento fortissimo - Monte Morello è apparso bianco di neve!
Scherzi di questa primavera......
March 04
IL MATERASSAIO
“Nonna, guarda questa piumetta che sta volando!....”
“Davvero Tatina, mi sembra uno di quei fiocchetti di lana che volavano in casa mia quando veniva il materassaio!”
“Il materassaio? Chi è, nonna?”
“Vieni che te lo racconto….”
Quando la tua nonna era piccola non c’erano ancora i materassi a molle. Sui nostri letti c’erano due materassi: uno era di crine e serviva per l’estate, l’altro di lana per l’inverno. Si spostavano, uno sotto e l’altro sopra, a seconda della stagione.
Non ho mai capito di cosa fosse fatto quello di crine, mi ricordo solo che ogni tanto si sentiva qualcosa che bucava un po’ quando ci capitavi sopra…
Quello di lana, invece, ha tutta una storia.
Verso la fine dell’inverno si chiamava il materassaio. Il giorno fissato dovevamo alzarci prestissimo perché bisognava levare i materassi dai letti. Le porte delle camere venivano chiuse e i buchi delle serrature coperti con il cerotto perché non passasse la polvere.
Il materassaio, sempre lo stesso – il “sor Gianni” - arrivava presto. Aveva con sé una valigia con i rotoli di spago fine, gli aghi per cucire - ma non come quelli che si usano di solito, erano aghi grossi, lunghi almeno dieci centimetri, con un foro grande per passarci lo spago. La cosa più “affascinante” per i miei occhi di bambina era lo strano sgabello che aveva: lo sgabello aveva davanti un piano obliquo tutto pieno di lunghi chiodi con la punta ricurva, girati verso l’alto. Inoltre c’era una specie di spazzola con gli stessi chiodi, che il materassaio impugnava per mezzo di una maniglia.
Questi i suoi attrezzi di lavoro:
Mamma, intanto, aveva cucito i “gusci” nuovi…. Dei grandi sacchi di stoffa “da materassi”.
E cominciava il rito….
Il sor Gianni si sistemava nell’ingresso, che era abbastanza grande, apriva il primo materasso e lo vuotava. La lana si ammucchiava vicino al suo sgabello: erano bioccolini infeltriti, duri….
Si sedeva e con gesti pacati ne prendeva una bracciata a la metteva sui chiodi, poi con la spazzola cominciava ad andare avanti e indietro, lentamente. Potevi mettere il metronomo tanto era regolare il suo gesto…
Piano piano quei ciuffetti duri di lana acquistavano vita, si aprivano, si allargavano, diventavano bianchi e gonfi come piume. Quando gli sembravano “giusti”, Gianni li spingeva dall’altra parte dello sgabello (perché non si mescolassero con la lana vecchia)….. e così via via finchè non era finita tutta la lana.
A quel punto prendeva il guscio nuovo e lo riempiva. Poi preparava l’ago con lo spago e sotto la sua mano sapiente il materasso prendeva forma: le due impunture intorno che lo facevano diventare un bel rettangolo e – per ultime – quelle fossettine ordinate nel centro, come ci sono anche ora…
Uno alla volta, andava via tutta la giornata. Lui si interrompeva solo per mangiare un boccone con noi e poi riprendeva il suo lavoro.
Finito il lavoro i materassi venivano rimessi sulle brandine….. erano raddoppiati di volume, gonfi e soffici….
Andare a letto era un divertimento…. A me che ero piccoletta dovevano dare una mano!!!
Alla fine toccava ripulire…..ah, se ci fosse stato l’aspirapolvere!!!! Nonostante tutti gli accorgimenti un po’ di laniccio era entrato in tutte le camere!
Tutti a pulire, allora…. E poi a nanna! March 03 GIUSEPPE DI STEFANO
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Una notizia ascoltata al telegiornale mi ha dato una stretta al cuore.
Giuseppe Di Stefano, uno dei più grandi cantanti del secolo è morto questa mattina alle 5, dopo due anni di coma dovuti ad una aggressione subita nella sua casa in Kenia, dove passava l’inverno.
Sono sempre stata una sua fan sfegatata, un po’ innamorata…..
Una voce straordinaria, una grande naturalezza di fraseggio, la genialità dell’interpretazione, quella “mezza voce” che altri hanno imitato senza arrivare alla sua altezza, erano davvero eccezionali. E’ stato il primo a curare la chiarezza del linguaggio, in un periodo in cui, se uno non conosceva bene il testo dell’opera, non capiva niente…
In più era un uomo lontano dai luoghi comuni che parlavano dei tenori – dei grandi tenori – come dei divi capricciosi… Pippo Di Stefano era una persona di una umanità calda e generosa, di una simpatia che lo rendeva sempre disponibile al contatto con le persone.
Quando, per comperare i biglietti per la galleria – la famosa “piccionaia” – del Teatro dell’Opera di Roma, ci ritrovavamo (eravamo sempre gli stessi!!) fuori del teatro la sera della prima, era l’unico che terminato lo spettacolo non scappava via di nascosto e dispensava sorrisi, foto e autografi…
E’ un pezzo della mia storia e lo ricordo con tanta dolcezza, con tanto affetto….
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