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April 27 MaxipaginaPENSIERI DI AUTORI
Non è un errore, è proprio così. Gli autori sono tanti, tutti quelli che il 29 aprile sono passati a Firenze in piazza della Repubblica ed hanno voluto lasciare il loro pensiero o la loro poesia… anche solo la firma.. sulla pagina più grande del mondo! Nell’ambito di “Street without Wall", Ivan (un poeta milanese, artista di strada) ha allestito la pagina verniciando di bianco un rettangolo di nylon di circa mq.1300 ed ha invitato i passanti a riempirla delle loro idee, pensieri, poesie.
Fiorentini e turisti hanno preso d’assalto la maxipagina, armati di colori e pennelli che Ivan aveva disseminato in vari punti della pagina e piano piano il foglio si è riempito di scritte d’amore, messaggi di pace, pensieri dedicati al tecnico della Croce Rossa rapito nelle Filippine e tantissimi messaggi di speranza indirizzati agli abruzzesi. Tra questi spiccava “Forza Abruzzo e tutti gli aquilani”.
Un gruppo si suore filippine ha scritto a caratteri cubitali “Kapayapan” (pace in filippino). C’erano anche tanti disegni, simboli come il crocifisso, la stella d’Israele e le mezze lune islamiche. Per un attimo era apparsa anche una svastica che è stata immediatamente cancellata dai writers. Il primo pomeriggio la pagina era già piena!
Questa è stata una delle varie iniziative della Misericordia per la raccolta di fondi per la costruzione di una struttura di riabilitazione per malati mentali.
April 23 Un sorrisoUn sorriso
arricchisce chi lo riceve,
(Gino Mazzella)
April 21 Auguri Roma!Auguri Roma!
Così scrive Tito Livio nel suo libro “Ab urbe condita” « Non so se valga davvero la pena raccontare fin dai primordi l'insieme della storia romana. Se anche lo sapessi, non oserei dirlo, perché mi rendo conto che si tratta di un'operazione tanto antica quanto praticata, mentre gli storici moderni o credono di poter portare qualche contributo più documentato nella narrazione dei fatti, o di poter superare la rozzezza degli antichi nel campo dello stile. Comunque vada, sarà pur sempre degno di gratitudine il fatto che io abbia provveduto, nei limiti delle mie possibilità, a perpetuare la memoria delle gesta compiute dal più grande popolo della terra. » Proprio la locuzione “ab urbe condita” – dalla fondazione di Roma – segna il momento dal quale viene datata la storia di Roma.
Il 21 aprile dell’anno 753 a.C. nasceva Roma, come descritto da Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Taruzio.
La celebrazione del 21 aprile, nell’antichità, era una grande festa chiamata "Palilia" in onore della Dea Pale, un’antica divinità romana della pastorizia, connessa con la sacralità del Colle Palatino. Proprio i pastori che abitavano i numerosi colli formarono il primo nucleo urbano fermandosi sulla sponda sinistra del Tevere. L’area veniva chiamata Septimontium, per il numero di monti da cui era costituita, che poi divennero i “sette colli”: Palatino, Aventino, Quirinale, Viminale, Celio, Esquilino, Campidoglio.
Ci sono varie leggende su come venne fondata Roma. Ne ho scelte due, le più famose, forse…. Quelle che si studiavano a scuola:
« Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli auspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. (Tito Livio).
È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s’impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore. »(Plutarco)
Anche per il nome ci sono tante interpretazioni. A me piace molto questa:
“Sulle rive dell’insenatura sorgeva un fico selvatico che i Romani chiamavano Ruminalis o, come pensa la maggioranza degli studiosi, dal nome di Romolo, oppure perché gli armenti erano soliti ritirarsi a ruminare sotto la sua ombra di mezzogiorno, o meglio ancora perché i bambini vi furono allattati; e gli antichi latini chiamavano ruma la mammella: ancora oggi chiamano Rumilia una dea che viene invocata durante l’allattamento dei bambini »
Quando ero piccola ricordo che i festeggiamenti per il natale di Roma ricordavano più l’antica Palilia, feste dedicate alla natura, all’amore per la terra e i suoi doni… che finivano quasi sempre con un finale mangereccio.. “a li Castelli”… Ora, leggendo su internet, le celebrazioni per la festa sono di altro genere – culturali, storiche, tecnologiche e, purtroppo, politiche…..
Così, Roma, oggi spegni 2762 candeline….
Lo sai, non nego il mio grande amore per Firenze…. Ma tu sei la mia Roma, la mia radice e un pezzo del mio cuore è sempre con te…..
(Le parti scritte in corsivo sono tratte da Wikipedia – La nascita di Roma) April 20 Tessa e GiottoTessa e Giotto
Dopo 31 giorni di immobilità, Tessa - che è stata tutto il tempo a covare le sue uova, l'ho vista a volte spilluzzicare per terra.... forse Giotto le portava qualcosa o qualche insetto - stamani finalmente si è allontanata per sgranchirsi un po' le ali. Ed ecco i suoi piccoli....
un tenerissimo monticino di piume bianche. L'ultimo pullo è nato proprio questa mattina....
April 18 Tessa e GiottoApril 17 I' BrindelloneTRADIZIONI FIORENTINE: Lo scoppio del carro
Lo scoppio del carro - “I’ brindellone” - è la più antica tradizione popolare fiorentina, che risale al tempo delle crociate, 9 secoli fa. Il mattino della domenica di Pasqua, verso le 8.30, si formano due cortei. Uno parte da Palazzo Vecchio con le autorità e il gonfalone della città e raggiunge la chiesa dei ss. Apostoli dove sono conservate le pietre focaie, portate dal Santo Sepolcro dove Goffredo di Buglione le aveva donate a Pazzino de’ Pazzi come ringraziamento per il valore dimostrato. Con queste pietre il corteo prosegue verso il Battistero dove vengono consegnate all’Arcivescovo che le porta in Duomo dopo averle benedette. L’altro è quello del Carro che, trainato da due vacche bianche, accompagnato da musicisti, sbandieratori e figuranti in abiti storici, parte dal piazzale di Porta a Prato, dove c’è la rimessa che lo protegge durante l’anno e dove viene preparato nelle settimane che precedono la Pasqua e - con un giro un po’ lungo (per farsi ammirare) - arriva nel piazzale antistante il Duomo.
Qui i buoi vengono staccati dal carro, cui viene legato un filo di ferro che lo collega all’interno della cattedrale. Durante la S. Messa, al canto del Gloria, l'Arcivescovo accende i razzi della Colombina, la quale scorre lungo il cavo e percorrendo tutta la navata centrale, arriva al Carro; qui appicca il fuoco ai mortaretti sul carro e poi segue il percorso inverso tornando all'altare Maggiore.
Con un fragore assordante inizia l’accensione dei fuochi che erano stati posti sul Carro con molta accuratezza proprio perché il fuoco arrivi ad accendere successivamente tutti i piani di cui il carro è formato: sono più o meno 12 minuti di festa e di tensione perché se il volo si svolge senza intoppi, per Firenze si preannuncia un anno buono, altrimenti sarà tempo di “vacche magre”….
Come potete vedere l’evento è molto seguìto…..
April 13 Auguri!!April 09 Pan di ramerino
TRADIZIONI TOSCANE
In Toscana il “pan di ramerino” ha un'origine medievale. Era un normale pane, con l’aggiunta di rosmarino. Nelle campagne aveva una sua dimensione rituale durante le celebrazioni del giovedì santo. I fornai dei borghi agricoli lo preparavano in grandi quantità, per soddisfare le richieste dei contadini che venivano ad assistere i riti religiosi e i parroci delle varie zone li benedicevano al mattino. Ancora oggi, il Giovedì Santo ogni forno in Firenze ha una cesta piena di Pani di ramerino: è diventato un po’ più dolce con l’aggiunta di uvetta, ma è sempre un pane semplice, fatto solo di pasta di pane, olio, rosmarino (ramerino) e uvetta. Ancora oggi, il Giovedì Santo, ogni famiglia ha il suo Pane da spezzare insieme…
Giovedì SantoGIOVEDI’ SANTO
"Signore, tu lavi i piedi a me?"
Lasciaglielo fare, Pietro.
Dal blog “Il tesoro nel campo – persone che cercano Colui che si lascia trovare”
Omaggio all'AbruzzoUN OMAGGIO ALLA TERRA D’ABRUZZO MARTORIATA DAL TERREMOTO
Una poesia di Alfredo Luciani
La tembeste
Stavôte ne meneve da Sulmone; e ss'eve mess'a ffà 'na lotte a mmorte nghe lle cemate, sopr'allu Murrone: e sse sendeune de debbatte 'a ccorte.
Prime te serpiè 'nu sulustrone, e ddapù 'nu terrècene cchiù fforte... La muntagne tremè n'gne, 'nnu cascione.. se 'n ze sfascése allore, fu 'nna sorte!
Diceve j': - Ma s'à da fà fernite; che sso 'ste cose? Vu sete surelle: pe' ssenza niende s'à da fà 'na lite? –
Me dirne rette: e sse rasserenese; l'arie se fece cchiù llucend'e belle, e, nche llu sole, l'arcangièle scese!
(La tempesta)
Stavolta proveniva da Sulmona: e lottava all'ultimo sangue con le cime, sopra al Morrone: e si sentivano combatter da vicino.
Prima serpeggiò un gran lampo, e poi s'udì un fortissimo tuono… La montagna tremò come un cassone… Se non si ruppe allora, fu un destino!
Io dissi: "Ma fatela finita; che modi sono? Voi siete sorelle: senza motivo, che si fa una lite?
Mi ascoltarono: e si rasserenò; l'aria divenne più splendente e bella, e, con il sole, l'arcobalen sbucò!)
Una romanza con il testo di uno dei suoi figli più grandi, Gabriele D’Annunzio
Uno dei suoi canti più conosciuti… chi, come me è "più grandicello" l’ha cantata tante volte con gli amici
A un popolo pieno di forza e dignità….
April 06 terremotoChi lo avrebbe immaginato?Scribacchiando è venuto fuori questo... potrebbe essere l'inizio di un nuovo racconto.... dopo una tragedia qualcosa che potrebbe essere a lieto fine .....
Gabriella, Carmela... e chi vuole.... si riparte?
CHI LO AVREBBE IMMAGINATO?
Erano un po’ di giorni che lo vedeva passare sotto casa, alto, snello, jeans un po’ strappati – ma non troppo, con gusto – giubbotto nero e uno strano cappellino di lana a righe in testa, ben calcato sulle orecchie, a nascondere… chissà! Di che colore avrà i capelli…o sarà rasato come va di moda? Parcheggiava il motorino poco lontano dal suo portone e si avviava verso la piazza… poi girava in via Bocci e lei lo perdeva di vista. Tutte le mattine alla stessa ora. Certamente non andava a scuola perché non aveva niente con sé… forse lavorava…. All’inizio se l’era presa tanto per questa influenza che l’aveva colpita proprio nei giorni della gita scolastica ed aveva pianto per una giornata intera. Le due quinte erano andate a Vienna e chissà come si divertivano tutti insieme. Sarebbe stata l’occasione buona per cercare di avvicinare quel Paolo della V^ B che era l’idolo di tutte e che sembrava non avere occhi per nessuna…. Poi, una mattina, si era messa dietro i vetri a sognare e meditare sulla sua sfortuna, quando l’aveva visto passare….. Avrebbe avuto voglia di seguirlo, ma non poteva ancora uscire, il dottore si era raccomandato e lei obbediva; voleva un gran bene a quell’uomo burbero ma dolce che l’aveva vista fin da piccola, al quale spesso aveva raccontato i suoi dolori…fisici e morali, che lui ascoltava sempre con attenzione: la faceva sentire importante e lei si fidava di ogni cosa le dicesse. Mentre si allontanava dalla finestra le venne incontro scodinzolante Pongo, il suo dolcissimo setter. Gli prese il muso tra le mani e gli stampò un bacio sul naso umido…. Lui le rispose con una leccatina sulla guancia. Camilla si sentiva allegra quella mattina, era circondata di affetto che lei ricambiava con entusiasmo…… Continua….
April 04 domenica delle PalmeDall'Eremo di S. Andrea a Mosciano don Paolo Giannoni scrive questa rubrica per Castello 7, lettera settimanale della Parrocchia di San Michele a Castello. UN INGRESSO PARADOSSALEChe razza siamo noi cristiani che in questa domenica accompagniamo festanti un uomo che va alla croce? Che tipo di festa è la nostra, se poi nel suo svolgimento ascoltiamo e celebriamo la sua morte ignominiosa su una croce? Eppure è l’evento di grazia che oggi viviamo. Il mio augurio a tutti
AMICHE PER SEMPREAMICHE PER SEMPRE – 2^ parte - la fine
Ero seduta sulla panchina del giardino, ancora scossa dai singhiozzi. L’angoscia che mi aveva preso stava però allentandosi. Ero sconvolta, non tanto dai ricordi, quanto dall’aver toccato con mano quanto un avvenimento – passando di voce in voce – veniva trasformato e travisato completamente e come le gelosie, i rancori, i pettegolezzi avevano stravolto quella che era stata solo la passione di una notte, ma anche un reciproco dono d’amore… Quale era la verità? Non lo sapevo più: tutta la mia sofferenza per poi sentir dire che in realtà anche io ero stata tradita a lungo e dalla mia migliore amica! L’aria fresca, la bellezza del giardino mi avevano calmata. Pensai che allora Massimo doveva aver saputo di sua figlia, non capivo se non si era fatto più sentire per lasciarci vivere una vita normale, perché Marisa potesse credere che mio marito era il suo vero padre…… o se la sua era stata solo una vigliaccheria e che mi aveva lasciata a subire tutte le conseguenze da sola….. E ora stava per morire…. Non riuscivo a pensarlo come un vile, la vita che aveva passato da missionario era stata dura e comunque l’aveva riscattato da tutto. D’altra parte la mia vita e soprattutto quella di Marisa era stata serena….. dentro di me recitai per lui una preghiera…. Il mese dopo mi arrivò un plico dal Perù, la sua ultima destinazione. All’interno una lettera per me, una foto e un bellissimo scialle per Marisa… La lessi, e le lacrime mi scorrevano dagli occhi inarrestabili ma dolci: “Amore mio, sto per iniziare l’ultimo viaggio, quello che mi condurrà tra due braccia misericordiose, da Colui dal quale mi sono sentito perdonato…. Voglio credere che anche tu l’abbia fatto e abbia vissuto la tua vita in serenità. Ricordami con affetto, sii felice, dì a Marisa che ero un vostro amico, deve essere felice…Addio”
Siamo salite sul primo aereo e siamo arrivate appena in tempo….. Quando Marisa è entrata nella stanzetta gli occhi di Massimo si sono riempiti di lacrime…. “Ciao papà! Mamma mi ha detto subito la verità, non voleva che lo venissi a sapere da qualcun altro. Ti ho sempre voluto bene”
Massimo ci teneva strette per mano, con forza….. poi la stretta si è allentata……
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