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July 29 libriLIBRI
Lunedì mattina con un’amica avevamo deciso di visitare la mostra dei libri alla Fortezza. Né su internet, né sui manifesti c’era l’orario di apertura, così arriviamo verso le 11 – di solito le mostre aprono verso le 10: per stare tranquille meglio arrivare più tardi. Parcheggio vuoto, nessuno in giro….. veniamo a sapere che la mostra apre alle 19 e va avanti fin verso le 2 tra conferenze, incontri, presentazioni ecc. Cosa bellissima ma ….. Avevamo voglia di stare un po’ insieme – qualunque posto poteva andare bene. La Betti mi propone: Ikea o libreria? Potevo aver detto Ikea?... Perché sono andata a scegliere la libreria? Come se non mi conoscessi!!! Ecco il risultato!
July 27 Boboli 2UNA SERATA SPECIALE (2)
Altra serata nello spazio verde di Boboli, nello stupendo prato delle colonne che da solo basterebbe come scenografia a questi splendidi eventi dell’estate fiorentina. Giovedì 24 luglio, sotto la direzione del bravissimo Maestro Bruno Niccoli. Quando sento parlare di “stato di grazia dell’autore” non posso fare a meno di pensare al primo brano di questa serata musicale: il Bolero di Ravel. Concepito come musica da balletto, oramai viene proposto come brano concertistico, ma della danza spagnola mantiene il ritmo e il colore. 32 battute suddivise in due frasi: tutto qui. Eppure nella sua iniziale lentezza e nel sussurro iniziale arriva ad altezze vertiginose, con il suo ripetere ossessivo che mano a mano arriva a dare la percezione fisica della musica. L’inizio è un chiamarsi e rispondersi dai lati opposti dell’orchestra… fiati e poi ottoni, in una sequenza che diventa sempre più incalzante, poi l’entrata dei violini e poi di tutti gli strumenti ad arco. L’unico strumento sempre presente è il tamburo che segna ritmicamente tutta la composizione. Solo alla fine la musica cambia registro, alzando anche la tonalità e si conclude con un crescendo carico di sensualità.
http://www.youtube.com/watch?v=S2q-gWMAGjw
http://www.youtube.com/watch?v=MP3qwZxm7p4
Seconda parte della serata: i Carmina Burana di Carl Orff. Entrano i due cori: dietro l’orchestra, su una specie di balcone il coro dei “grandi”. Contrariamente al solito uomini e donne sono divisi. Di lato il piccolo coro delle voci bianche. Completamente opposti alla sensualità della musica di Ravel, i Carmina Burana richiamano l’atmosfera quasi mistica dei canti latini medioevali. Alla loro nascita letteraria (che solo più tardi è stata rivestita delle note di Orff) si presentano come canti che si dividono in canti satirici, canti d’amore e canti che esaltano il vino e il gioco. Il brano iniziale, che è il più famoso, “O Fortuna” dà immediatamente una sferzata di energia, sembrano note da tregenda, che fa venire la pelle d’oca. Bellissimo il susseguirsi delle musiche, a volte è il solista (soprano, tenore e baritono) che dà l’avvio seguito dal coro, a volte sono uomini e donne che sembrano presi da un battibecco… Il canto d’amore, a cui partecipa il coro dei bambini, è struggente e malinconico. In chiusura torna O Fortuna, con le sue vibrazioni che entrano addosso e riempiono di emozione. Sia per il Bolero che per i Carmina il pubblico è stato rispettosissimo, silenzioso e attento. Perfino il vento che soffiava forte aveva smesso: anche lo stormire delle foglie sarebbe stato poco gradito. Dopo i battimani, finiti i Carmina Burana, è iniziato il “battipiedi” che, su quella struttura in buona parte metallica, è risuonato come un tuono…… e così “gentilmente” richiesto c’è stato il bis del canto alla Fortuna. Questo:
http://www.youtube.com/watch?v=v_Eya3_IqOQ
July 26 Luna pienaLA NOTTE DELLA LUNA PIENA
Da sempre l’uomo ha cercato di conoscere i misteri del cielo, parlando con le stelle, i pianeti, le profondità del cosmo. Ma sicuramente la protagonista è stata e sarà la luna. Fantasia, mistero, deposito dei sogni e degli amori di tante persone. La luna ha tante prerogative, da quelle fisiche a quelle che la sua bianca presenza suscita nell’immaginazione dell’uomo. Signora delle maree e del tempo. Ispiratrice di musicisti, di pittori e di poeti. Si pensi solo a Leopardi e ai suoi meravigliosi versi
“Che fai tu, luna, in ciel dimmi, che fai silenzìosa luna”
o anche
“Dolce e chiara è la notte e senza vento E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti Posa la luna, e di lontan rivela Serena, ogni montagna”
Venerdì 18 luglio era la notte della luna piena e lo staff di Skylive, che io seguo ormai da un anno, le ha dedicato uno “special”, una splendida lezione di astronomia. Il collegamento è cominciato alle 22 e non avevo mai visto tanti nomi – e perciò tante persone – “on line”.
Questa volta i telescopi erano manovrati dal grande Ivan Bellia, astronomo, che ha mostrato la luna in ogni sua parte, naturalmente la faccia rivolta verso di noi! Il prof. Bianciardi, che ha una conoscenza profonda dell’argomento e una capacità di rendere comprensibili anche le cose più difficili – in chat dava via via la spiegazione di quello che veniva inquadrato, rispondendo anche alle numerosissime domande che gli venivano fatte.
Non posso certo riportare tutta la lezione (che è terminata dopo la mezzanotte), ma alcune foto che mi hanno particolarmente affascinata, le voglio dividere con voi. Parlare della formazione della luna è impossibile, nemmeno gli studiosi sono ancora d’accordo, comunque si parla di date che si aggirano intorno ai 4 - 5 miliardi di anni fa. Il primo a puntare la luna con il suo telescopio fu il nostro Galileo Galilei nel 1609, che vide che la faccia della luna era piena di rughe e affossamenti che chiamò “mari” e “crateri”. Il primo a tentare una nomenclatura di questi fu Gilbert, sulla base di disegni, ma, a metà del 1600, fu un prete, Giovanni Riccioli, a dare il nome ai crateri, basandosi su una prima carta frutto delle osservazioni di un suo studente, Grimaldi. Egli scelse nomi di grandi scienziati, letterati e filosofi. Ci sono Platone, Copernico, Celsius, Boezio, Dante, Euclide ecc. e, ovviamente, Grimaldi. Uno di questi crateri è ancora tenuto “sotto controllo”. E’ Aristarco, nel quale si notano ancora fenomeni improvvisi, come scoppi e fumi, segno che la Luna è ancora viva…
Successivamente ad ogni nuova scoperta fu dato un nome. Tre piccoli crateri intorno alla Statio Tranquillitatis hanno il nome di Armstrong, Aldrin e Collins. E i mari, con i loro nomi sognanti: il mare delle piogge, l’oceano delle tempeste, il mare dei sogni, il mare della fecondità, il mare della tranquillità che si trova più o meno sull’equatore lunare. In questo è situata la “statio tranquillitatis” che è il punto dove è allunato l’Apollo 11.
Qui è sistemato, accanto alla base del Lem, uno specchio sul quale viene sparato dalla terra un raggio laser che permette, calcolando il raggio di ritorno, di misurare le distanze Terra-Luna. I crateri più giovani, come si vede al polo sud, hanno intorno una specie di raggiera formata dalla pioggia di detriti ricaduti dopo l’impatto che ne ha causato la formazione.
I mari sono scuri perché sono deserti di basalto formatosi per il grande calore, mentre le terre più chiare sono dovute alla roccia più chiara che contiene alluminio, che riflette la luce solare. Queste sono poche, piccole nozioni. Ripetere tutto sarebbe stato impossibile e troppo difficile e anche noioso senza il supporto delle immagini e del fascino di chi sa raccontare scienza e curiosità… Ma volevo fermare qualche idea qui, per mantenere vive le emozioni che la nottata mi ha procurato. Conoscere più da vicino la luna non le ha levato niente del fascino e del mistero che la caratterizzano. Posso ancora guardarla e sognare….
Ed ecco una "particolare" interpretazione della Sonata al chiaro di luna di Beethowen
http://www.youtube.com/watch?v=DJjZ_BbTkJw
July 24 Linee di luceLINEE DI LUCE
Questa sera, mentre tornavo da una cena a Prato, ho visto nel cielo i raggi laser di una famosa discoteca…..mi hanno messo nel cuore un po’ di malinconia…..
July 19 GazaUn racconto
Nel gruppo di aNobii “La casa dal tetto rosa”, dedicato a coloro che amano le favole, abbiamo fatto un esperimento: scrivere un racconto a più mani. Due favole, le prime, piene di fantasia, dolcissime… La terza storia, invece, ha preso un sapore completamente diverso…. Un racconto profondo, amaro, contemporaneo.
Dous ha dato il via al racconto intitolato “la notte” con queste parole: “Personaggi principali: Uri, il mugnaio, Ezra sua moglie, Lina la cagnetta e Unter il garzone”…..
Ed è ancora Dous che lo chiude con queste: “Dedico questa "cosa" che è venuta fuori tra noi, ai bimbi di Gaza.
La notte di Gaza. Questo il link per chi volesse leggerla:
http://cosemaiscritte.blogspot.com
pappa col pomodoro
VIVA LA PAPPA COL POMODORO
Non c’è che dire…. la cucina fiorentina ha alcune ricette che sono veramente appetitose, pur essendo semplici da fare, con pochi ingredienti genuini….. Qui c’è solo pane toscano “raffermo” – cioè almeno del giorno prima… meglio due – pomodori maturi di quelli belli polposi, olio extravergine, basilico…. Si prepara una salsa di pomodoro molto liquida, io metto solo sale e un po’ d’olio perché così il pepe lo aggiunge alla fine solo chi gli piace… In una insalatiera si mette il pane a fettine con sopra qualche foglia di basilico, si versa abbondante pomodoro ben caldo e così via fino a che pane e pomodoro sono finiti. Tenete presente che il pane assorbe il pomodoro quindi attenti alle proporzioni! Quando il pane si è ben impregnato si passa il tutto col passaverdura (se uno ha fretta può usare un minipimer, basta che non lo dica a nessuno!), si lascia raffreddare, si versa nelle ciotole – meglio di coccio… ma solo per bellezza – si versa una “C” di olio, un ciuffo di basilico a decorare….. Ecco il risultato…. Buon appetito!
July 17 nostalgiaRICORDI….. Un po’ di nostalgia..
Boboli…. Terme di Caracalla E’ vero, Firenze è diventata la mia città, la amo, mi piace “raccontarla”.. Ma Roma! Nella mia “scatola dei ricordi” ho ritrovato due cartoline degli acquerelli di Roesler Franz. Queste…
Facevano parte della collezione di Mamma. Me le ero fatte regalare perché erano due luoghi di Roma che amavo tanto: le terme di Caracalla per l’opera nelle notti d’estate - nella meravigliosa cornice degli scavi - e per il lungo viale della Passeggiata archeologica e San Saba, due mete delle mie passeggiate, allora non invase dalle auto e dal rumore. Dalla finestra di cucina con lo sguardo arrivavo fino all’Appia antica, ed era questo lo spettacolo… Il mausoleo di Cecilia Metella:
Più vicini a Roma vedevo gli studi della Cines, dove facevano i cinegiornali e qualche film. Dalle altre camere vedevo la basilica di san Giovanni in Laterano.
Certo da quelle finestre ho visto anche tanti bombardamenti, i raggi della contraerea, i traccianti delle bombe….. ma questa è un’altra storia.. Poi il cemento ha cominciato ad avanzare. Prima è sparita Cecilia Metella, poi gli studi della Cines, diventata Cinecittà. Affacciata alla finestra, ho visto costruire un palazzo dietro l’altro finchè è rimasto solo lo spazio di un cortile….. Fortunatamente dall’altra parte della casa nessuno poteva rubarmi la vista della Porta Asinaria, del grande prato davanti la basilica, della bianca facciata.
Vedevo i fuochi d’artificio per la grande festa di San Giovanni, patrono di Roma, ho ascoltato i comizi di Togliatti e più tardi i concerti del 1° maggio e poi il fracasso delle scavatrici che aprivano la strada alla prima metropolitana…. Deve essere un destino…. Tornata a Firenze – dopo i tre anni senesi – mi ritrovo a spaziare dal balcone sulle colline di Scandicci, di San martino alla Palma…. E davanti il parco delle Cascine….
Anche queste sono sparite dalla mia visuale…. E mi arriva forte il fracasso dei lavori della tramvia…. Per fortuna dalla finestra del salotto – anche se tra tetti e antenne - vedo ancora Monte Morello…..e questo non me lo leva nessuno…..
July 15 Blogger
AUSTRALIA Addio alla nonnina dei blogger, Olivia Riley.
E’ morta a 108 anni, in Australia, la più anziana blogger del mondo. Dalla casa di riposo dove viveva Olivia parlava via web con tante persone lontane, in America e in Russia. Da febbraio dello scorso anno, aveva postato 70 racconti sul blog (che lei scherzosamente chiamava blob). Nell’ultimo, del giugno scorso, diceva che non riusciva a mandare via “una brutta tosse”, ma era ancora capace di cantare ogni giorno una bella canzone e leggeva tutte le mail e i commenti che trovava al suo indirizzo. La notizia è stata data dal pronipote e si è velocemente sparsa nel mondo tra le migliaia dei suoi lettori. Pensando a lei mi viene come considerazione che tenere un blog fa bene…. Apre la strada alle amicizie e mantiene il cervello agile e vigile….
July 14 AfricaAFRICA
Mi hanno raccontato che avrei dovuto nascere in Africa. Mio padre avrebbe dovuto essere temporaneamente trasferito in Abissinia . La guerra ha reso impossibile il trasferimento ed io sono nata nella mia bella Roma. Ma chissà cosa avevo sentito, protetta nel pancione di mamma, perché sono nata con un amore profondo per l’Africa , nonostante non ci sia mai stata, che è cresciuto con gli anni fino a diventare quasi nostalgia…. Poi la mia strada si è incrociata con quella di una associazione, i Bambini nel Deserto, e mi sono sentita “tra i miei”, un amore condiviso e fattivo. Non posso pensare di partecipare ai viaggi , ma anche stare un po’ con loro all’ombra della tenda del “banchetto” …. come questo…
mi fa sentire un po’ più vicina a quei luoghi del cuore e mi permette di conoscere più a fondo la bellezza di quei popoli, la loro cultura, la loro vita e – perché no – dare una mano perché vadano in porto le iniziative che sono in atto per cercare di rendere la loro vita meno dura… Una delle cose che mi ha colpito per prima è la bellezza dei loro tessuti : ora sulla tavola del salotto c’è questo “bogolan”
Ed ecco un particolare del disegno
Grazie a Benedetta ho conosciuto questa particolarissima lavorazione e ve la faccio leggere ….
http://www.migliorarsi.it/bogolan.pdf
July 11 Il Barbiere di SivigliaUna serata speciale
Ieri sera sono andata a vedere Il Barbiere di Siviglia di Rossini. Da 7 anni, durante l’estate, il magnifico Prato delle Colonne del Giardino di Boboli viene trasformato in un grande teatro, un bellissimo connubio tra cultura musicale e patrimonio storico-artistico. Il Barbiere di Siviglia è il capolavoro di Rossini. Trae origine da una celebre commedia francese di Beaumarchais. I sei personaggi (Figaro, Rosina, il Conte d’Almaviva, don Bartolo, don Basilio, Berta e Fiorello) ruotano intorno alla classica storia di un amore ostacolato che, dopo una serie di peripezie, di scene comiche e a volte grottesche, e arie famosissime, avrà il suo lieto fine nel matrimonio di Rosina con il Conte. Lo spettacolo è stato fantastico, esilarante e travolgente; il cast era formato da cantanti che oltre alle ottime qualità vocali avevano grandi capacità istrioniche, tali da far comprendere le situazioni anche agli stranieri – presenti numerosissimi – o a chi non conosceva lo svolgimento dell’opera. Tutti bravissimi, ma la caratterizzazione che fa Giovanna Donadini della cameriera Berta è quanto di più spassoso ci possa essere, tanto da ricevere applausi a scena aperta. Indubbiamente, oltre alla bravura degli interpreti, c’è stata la brillante interpretazione di questa straordinaria opera buffa del regista Beppe de Tomasi, un grande nome della regia lirica, che ha messo in scena più di 120 opere italiane e straniere. La sapiente bacchetta del Maestro Marco Balderi ha diretto con grande bravura l’orchestra e il coro. Musica, scenografia e voci seguivano con precisione il ritmo musicale, costruendo una scena in perfetta sintonia con le frizzanti note rossiniane. Il teatro all’aperto d’estate è sempre suggestivo…. mi ricordo le serate alle Terme di Caracalla a Roma: l’inizio con il cielo che ancora è abbastanza luminoso e la luce che via via diminuisce fino all’apparizione delle stelle (al posto del soffitto dei teatri che – per quanto bello sia – non può competere con l’incanto di un cielo estivo); e, in particolare, qui a Boboli le lucine leggere dell’orchestra nel golfo mistico, il direttore che al secondo atto arriva accompagnato da una maschera con la sua piccola pila in mano, e la cornice degli alberi e delle colonne che rendono famoso quel prato, che diventano parte integrante della scena e aumentano la suggestione del momento….
Una cosa molto bella è che per ogni biglietto venduto andranno alla Fondazione Meyer (l’ospedale pediatrico di Firenze) 50 euro di cui 25 donati dallo spettatore e 25 donati dalla Multipromo Operafestival. La collaborazione con il Meyer prevede anche la possibilità di invitare i bambini dimessi nei giorni precedenti alle rappresentazioni accompagnati dai loro genitori ad assistere alle opere e a visitare durante gli intervalli il misterioso e divertente mondo del dietro le quinte.
E ora la sinfonia......
http://www.youtube.com/watch?v=_onNwWNaIaI
Buon ascolto!!!!
July 09 I tre gattiGLI ANIMALI CI INSEGNANO (se abbiamo voglia di “capire”)
Domenica 22 giugno scorso è morto Fedro, l’esserino meraviglioso con cui ho avuto un legame incredibile. Dal primo sguardo è scattato un feeling che a lui ha portato coccole – ogni volta che ci incontravamo (poche purtroppo) - e a me tanti spunti di riflessione. Fedro era il secondo dei tre gatti della mia amica, e da lei e da loro ho imparato tanto… Per ricordare quella triade deliziosa ho chiesto alla mia amica di scrivere di loro e questo è il suo poetico racconto….
“La mia avventura con gli amici felini è iniziata nel 1986. Prima di allora avevo conosciuto, da bambina, la compagnia di pesciolini rossi, tartarughine acquatiche e uccellini in gabbia. Devo dire che queste creaturine hanno portato gioia alla mia vita e a tutti mi sento grata, ma la convivenza con Cassandra, Fedro e Utopia mi ha veramente riempita di gratitudine, ed è in nome di questo sentimento che scrivo queste parole.
Cassandra era una gatta bianca e nera, elegante quanto buona. Suggeriva nei modi, il comportamento di una padrona di casa affabile ed ospitale. Questa caratteristica si è trasformata con l’età, Cassandra è vissuta fino al 2 febbraio 2006, in un atteggiamento da nume tutelare della casa, da saggia guardiana di un convento, da mia protettrice. Vivere insieme è stata una continua espressione di affetto, talvolta di gelosia nei confronti di persone che manifestamente non le risultavano simpatiche. Quando ha lasciato questo mondo, ricordo chiaramente il mio primo pensiero: questa dignitosa creatura mi ha dedicato tutta la sua vita e, per analogia, mi è tornata alla memoria del cuore la mia mamma.
Quando Cassandra aveva già qualche anno, ho incontrato Fedro, un gattino tutto nero con due fantastici occhi verdi ed una piccola macchia bianca sul pancino: è stato amore a prima vista e dopo una notte trascorsa sulla sedia a sdraio - per non disturbare il “babbo” nel letto - ad ascoltare le sue fusa sul mio cuore, tanto rumorose da fargli meritare il soprannome di “motorino” da mia sorella, il piccolino è entrato a far parte della famiglia. Ricordo quanto ero orgogliosa di Cassandra che accettò con molta grazia il nuovo arrivato, capace di estendere anche a lui quella protezione di cui lei era capace e di cui lui aveva certo bisogno. La pelliccina di Fedro e il mucchietto di ossa che, dopo quattro anni di malattia era diventato, riposano in un bellissimo orto a Sambuca Pistoiese, sull’altro versante dell’Appennino da cui proveniva. Cosa sia stato vivere con questo gatto meriterebbe un lungo racconto e non riuscirei a rendergli merito perché quello che è stata questa esperienza si vede soprattutto nella mia vita, in quello che sono diventata: Fedrino è stato un maestro di vita. Mi ha insegnato a godere dei tanti piccoli piaceri che la vita offre anche nelle sue forme più modeste e quotidiane. Fedro apprezzava sempre il cibo che gli veniva offerto con le sue sonore fusa; gradiva partecipare al pasto degli umani richiedendo piccoli assaggi; appena avvicinavi il naso al suo partiva il motorino e se le sere d’estate non c’era di meglio da fare che guardare il cielo e il volo degli uccelli da un appartamento di città, lui stirandosi tutto di piacere e azionando fusa lunghissime che accompagnavano l’ascolto della musica – per la quale aveva, come pure Cassandra, visibili preferenze - invitava ad apprezzare la bellezza del momento riempiendolo di serenità. E quando il caldo delle notti estive diveniva insopportabile e cercavi un po’ d’aria aprendo le finestre della veranda, quell’esserino fatato ti era accanto sulla panchina in un batter d’occhio e ti invitava a guardare in alto verso le stelle e la luna e, forse, anche oltre… Non sono stati pochi i veli di luna che abbiamo guardato scomporsi e ricomporsi in cielo, felici, proprio felici di essere insieme! La sua presenza rendeva bello come non mai il quartiere di Novoli, dove abito, e mi rendeva vicine le vite delle tante persone che, come noi, ci vivono e le sere d’estate cercano, fino a tardi, respiro sotto gli alberi del giardino pubblico che sta davanti a casa. E Natale….. quanto ancora potrei continuare ricordando Cassandra, Fedro e Utopia! E sì, perché c’è stata Utopia, una gattina tigrata con un mantellino mirabilmente disegnato tanto da renderla, senza dubbio, la più elegante dei tre. Utopia, che ci ha lasciato il 13 ottobre dello scorso anno, è stata raccolta da mia nipote, allora poco più di una bambina – e da me in una discarica al ritorno da una visita al canile dove eravamo andate, fra l’altro, pensando all’eventualità di adottare un canino o di dare disponibilità all’aiuto. Utopia ci chiamò con un pianto insistente e disperato espresso con una lunga sconsolata UUUUUUUUUUU….. Da cui il suo nome: come la chiamiamo? U…U…U…UTOPIA, che poi era un modo con cui venivo spesso chiamata io a causa delle mie idee. La piccolina, diventata la protetta di Cassandra e la compagna di giochi di Fedro, nei confronti degli umani, me compresa, ha dimostrato sempre paura o almeno un certo disagio che esprimeva facendo frequentemente la pipì fuori della lettiera; questo suo problema, che non sono riuscita a risolvere nonostante l’aiuto dei mie amici veterinari, mi ha insegnato la pazienza che un affetto comporta: mi era stato sconsigliato di sgridarla o punirla ma già, d’istinto, osservandola, mi veniva spontaneo ripulire semplicemente anche se certo mi faceva fatica e non era piacevole. Ricordo bene che il problema maggiore era quello di non riuscire ad aiutarla ed è stato questo il motivo che ha accompagnato il nostro rapporto fino alla fine (almeno in questo mondo): Utopia infatti si era ammalata e i suoi modi riservati non mi hanno fatto capire in tempo quanto gravemente. Se ne è andata senza dare “alcun disturbo”. Ricordo anzi che gli ultimi giorni era diventata più socievole e ricercava la mia vicinanza e quella del sole accucciandosi negli angoli più caldi della casa. La gioia data da Utopia era nella sua aggraziatissima figurina, che ho cercato di preservarle tra ingrassamenti e dimagrimenti eccessivi, in quel suo esserci come se venisse da un mondo lontano, un mondo di utopia, appunto, con cui i rapporti erano rari ma non certo poco intensi e comunque preziosi come una concessione offerta alla fiducia negli umani. Un’ultima soddisfazione me l’ha regalata quando, riportata a casa dalla veterinaria dopo l’intervento, alla mia voce che la chiamava ha risposto alzando, con tanto sforzo, la testina che non ha più sollevato. Mi ha riconosciuta e mi sono sentita perdonata di non essere riuscita a capirla e ad aiutarla meglio Utopia mi ha ricordato con la sua vita quel limite che è tanto difficile accettare: tu puoi fare per me quello che ti permetto di fare. Mi ha ricordato ogni giorno quel rispetto che si deve a tutto ciò che si capisce e, ancor più , a ciò che non si capisce. Altrochè sgridarla, come sostenevano alcuni! Mi stava insegnando l’umiltà e il rispetto per gli altri che è, poi, rispetto di sé.
Sono solo pochi, pochissimi, ricordi dei tanti che conservo nel cuore ma la convivenza con questi gattini comprende ancora di più, in ciò che di meglio sono diventata rispetto a prima di incontrarli.
Pensando a loro non posso non ricordare le persone belle che mi hanno fatto incontrare, i momenti ed i pensieri che su o per loro ho scambiato con altri umani e le gioie che la loro presenza mi ha fatto condividere con persone a cui voglio bene e che a loro hanno voluto e vogliono bene".
July 08 scrivoJuly 06 Celti
OROSCOPO CELTICO PARTE I^ Io non credo negli oroscopi, però questo mi piace…. Forse perché si parla di alberi…..
ABETE
Dal 2 all' 11 Gennaio, dal 5 al 14 Luglio. OLMO Dal 12 al 24 Gennaio, dal 15 al 25 Luglio.
CIPRESSO Dal 25 Gennaio al 3 Febbraio, dal 26 Luglio al 4 Agosto.
PIOPPO Per questo albero vi sono 4 periodi. Dal 4 al 8 Febbraio, dal 1 al 14 Maggio,
BAGOLARO Dal 9 al 18 Febbraio, dal 14 al 23 Agosto. PINO Dal 19 al 29 Febbraio, dal 24 Agosto al 2 Settembre
SALICE
Dal 1 al 10 Marzo, dal 3 al 12 Settembre.
TIGLIO Dal 11 al 20 Marzo, dal 13 al 22 Settembre.
NOCCIOLO Dal 21 al 31 Marzo, dal 23 Settembre al 3 Ottobre. SORBO Dal 1 al 10 Aprile, dal 4 al 13 Ottobre.
ACERO Dal 11 al 20 Aprile, dal 14 al 23 Ottobre
NOCE dal 21 al 30 Aprile, dal 24 Ottobre al 2 Novembre
Celti
July 03 TG specialeTG speciale
Rubo al mio amico Giuseppe l’ultima strofa della sua poesia, senza poterlo avvisare …. e spero che non se ne abbia a male....
“gli uomini nutrono attese invisibili bucano le reti truccate dalla superbia rischiarano i paesaggi sugli occhi offuscati salutano allegri il nuovo giorno che viene”
Ingrid Betancourt è stata liberata
La sua sofferenza e quella della sua famiglia è finita….
July 02 Palio2 Luglio – Palio di Provenzano
Tre anni di vita a Siena mi hanno lasciato tanti ricordi... i palazzi, le chiese, la Piazza del Campo con la stupenda Fonte Gaia, la pittura, la musica…… e il Palio! Quando vivi a Siena il Palio è sempre tra i primi argomenti di conversazione… Dalla fine del Palio di agosto, fino alla fine dell’anno si parla del Palio passato; da gennaio si comincia a parlare del prossimo… Per Siena il Palio è la manifestazione più importante e rinomata. Probabilmente nacque come ricordo della Battaglia di Montaperti, a memoria dello scampato pericolo, o forse è ancora precedente….
La corsa è una delle più antiche al mondo e si svolge due volte l’anno: il 2 luglio e il 16 agosto (il palio dell’Assunta). Solo raramente e per festeggiare avvenimenti particolari può svolgersi un palio straordinario. Partecipano alla corsa 10 contrade, le 7 che non hanno gareggiato la volta precedente più 3 scelte a sorte. Un sorteggio avviene anche per assegnare i cavalli, tra i 10 selezionati. Prima della “carriera” si svolgono 6 corse di prova – di cui l’ultima, che avviene la mattina stessa della gara si chiama Provaccia. La corsa si svolge nella bellissima Piazza del Campo che si riempie fino all’inverosimile di contradaioli… La festa inizia con il corteo storico con tutte le contrade e i loro sbandieratori e le loro bellissime coreografie. Chiude il corteo il carroccio trainato da buoi bianchi, che issa il Drappellone o Cencio, cioè il Palio, che ogni anno è dipinto da un artista diverso. I fantini si raccolgono nell’Entrone del palazzo del comune, da dove escono, chiamati uno per uno, per la consegna del nerbo. Con in mano il nerbo, cioè il frustino, si avvicinano alla Mossa. Il Mossiere, giudice unico della validità della partenza e della gara, si trova accanto al verrocchio, il meccanismo che permette al canape di cadere e lasciar passare i cavalli. L’ordine di chiama è segreto fino all’ultimo, il mossiere fatica non poco per ottenere un minimo di allineamento tra i cavalli.
Il momento che precede la mossa è quello degli ultimi accordi tra i fantini, ci sono alleanze e scontri, nascono fra due contrade “nemiche” tentativi di invalidare la mossa per rendere più difficile la gara dell’avversario. Il via è dato dal fantino di rincorsa e il mossiere deve essere pronto ad abbassare il canape. La mossa può essere anche molto lunga…. A volte la corsa è stata rimandata al giorno dopo per l’impossibilità di avere una partenza possibile!!!! La “linea di partenza”, cioè l’ingresso nei canapi è all’altezza della Costarella dei Barbieri. Vicino, ma non sulla stessa linea è l’arrivo, segnalato da un bandierino
Il Palio è vinto dal cavallo che per primo taglia il traguardo, con o senza fantino – in questo caso il cavallo si dice che è “scosso” – deve però avere lo spennacchio sul muso, con i colori della contrada. I contradaioli si precipitano a festeggiare la vittoria, a prendere il Palio che verrà portato nella chiesa madre per il Te Deum. Il cavallo è festeggiato ancora più del fantino, soprattutto se ha vinto come cavallo scosso, il che succede abbastanza spesso… La festa dura per settimane e si conclude con il cenone che, per il Palio di luglio si svolge a settembre. Data la ripidità delle strade senesi , la tavola – lunghissima, con il cavallo a capotavola – ha dei listelli per impedire ai piatti e ai bicchieri di scivolare…..
Noi abitavamo nella contrada dell’Istrice….
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